lunedì, 03 dicembre 2007

Un anno fa conobbi su un sito una persona, che mai e poi mai avrei immaginato, avrebbe significato per me così tanto....abbiamo condiviso on line momenti belli e momenti meno belli.....abbiamo visto nascere una collaborazione a livello virtuale che si è consolidata con l'andare del tempo in quello che poi è diventata una mailing list, e un angolo dove assaporare insieme e condividere esperienze,....IL BLOG DEL CAFFE'....

Oggi a distanza di un anno devo dire grazie a quella donna.....

Grazie Ghidia!

postato da: linfadoro alle ore 08:42 | Permalink | commenti (3)
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martedì, 09 ottobre 2007
Vi sentite in vena di dare delle risposte? Ok divertitevi!!!!!
TESTTTTTTT
1. Chi sei?
2. Siamo amici?
3. Quando e dove ci siamo conosciuti?
4. Hai mai desiderato di darmi un pugno in faccia?
5. Dammi un soprannome e spiega il perche`?
6. Descrivimi con una parola
7. Qual è stata la tua prima impressione su di me? Quando poi mi hai conosciuta?
8. Pensi la stessa cosa ora?
9. Cosa ti fa ricordare me?
10. Se mi potessi dare qualsiasi cosa, che mi daresti?
11. Quanto mi conosci?
12. Quand’e`l’ultima volta che mi hai visto?...
13. C’e`stato mai qualcosa che mi avresti voluto dire
ma non lo hai mai fatto?...
14. Metteresti questo sul tuo blog e vedere cosa diro`io di te??
Sibilla mode on

postato da: linfadoro alle ore 18:37 | Permalink | commenti (3)
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sabato, 06 ottobre 2007

Sulla via.....

Riprendo questo blog da dove tempo fa lo avevo lasciato..... la storia la lascerò sospesa nel tempo, con la speranza che un giorno abbia vicissitudini migliori....forse mai, ma in ogni cosa l'importante credo sia ...CREDERCI....per ora credo in altre cose... le vicende quotidiane, sono talmente tante che scaricarle su di un blog, è sminuirne l'importanza, ma tra questi lidi tante e tante cose accadono....amicizie nascono, rapporti si fortificano, e speranze altrui vengono più o meno sorrette, o più o meno distrutte....tutto dipende da come e da cosa si vuole e si cerca.....

Io nel mio piccolo, direi nulla, ultimamente gioire di cosa chi mi sta accanto è in grado di ottenere, riesce a soddisfarmi a pieno....vivo di riflesso....penserete, ben poco, ma sostenere chi ha voglia di fare è per me un grande impegno, specie se chi ha le carte in regola per poter costruire qualcosa lo desidera ardentemente, quindi mi limiterò a leggere, osservare, scrutare, meditare...e ogni tanto a dire la mia su come la penso.....intanto....qualche squarcio della mia arte!

postato da: linfadoro alle ore 14:11 | Permalink | commenti
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venerdì, 25 maggio 2007

I ragazzi guardavano attoniti.

"Insomma ci volete spiegare cosa.."

"Aspetta Sky, aspetta chiudete gli occhi ed ascoltate…"

"Questo è il primo dei sette giorni che hanno a venire, giorni in cui gli amici sembreranno nemici, e i nemici ci confonderanno.

Saranno giorni di ricerca e di conquista e saranno giorni in cui il dolore attanaglierà le nostre vite.

Ma alla fine di quei sette giorni tutto sarà dimenticato per ritornare nell’oblio, da cui è venuto fuori, e potremo ancora raccontare le nostre storie, seduti intorno al fuoco."

"Con questo vi avrò raccontato tutto, ed alla fine tutto ricomincerà di nuovo per poi avere finalmente fine".

I ragazzi ascoltavano.

Lordjmur intanto trascriveva su dei fogli delle parole, e il fuoco scintillava nel camino, illuminando il volto della fanciulla che era soave.

"Settemila anni fa, alla settima ora del settimo giorno della settima settimana, del settimo mese nella notte dei fuochi nuovi un essere venne liberato dalle fiamme, e vagando all’infinito, riuscì alla fine a trovare una dimora.

I quattro spiriti degli elementi, il saggio e le genti, collaborarono per liberare il mondo da questo male, ma la cosa più importante, dovevano liberare lo spirito del tempo, che imprigionato dalla terribile creatura, aveva vanificato l’esistenza agli uomini che sembravano privi di senno; solo i cuori dei bambini, riflettevano ancora la speranza, e grazie anche ai loro ricordi, gli spiriti, riuscirono a salvare il mondo.

La sua dimora era oltre il regno d’acqua viva.

Oltre la valle del nibbio.

Oltre la foresta dei fitomorfi, dove le piante hanno aspetto umano.

Oltre le colline dei sospiri, dove il vento porta con sé tutte le voci della terra e dove la vecchia Sinose, guida il cammino dei viandanti.

Oltre il giardino delle dolci parole dove le ninfe incantate, sussurrano versi che confondono.

Oltre le rupi del tuono, dove Emerald il drago di ghiaccio, custodisce la lancia di alabastro.

Oltre le grotte di Merisia, dove la dea nasconde agli occhi del comuni mortali lo scudo del vento.

Oltre le vette del Nubis, dove il Gotantis, protegge l’arco del cielo.

Oltre l’abisso di Depthelo dove la casta Tulgea cela la spada di fuoco.

La è la sua dimora che voi dovrete cercare, e dal quale dovrete liberare lo spirito del tempo, con il suo aiuto l’essere potrà ricongiungersi alla terra e diventare un tutt’uno con il bene, da li avrà origine la nuova vita e i settemila anni futuri".

"Ma non posso dirvi cosa fare. Non posso seguire i vostri passi, dovrete avere coraggio e fiducia nelle persone che vi stanno intorno, ed ascoltare ciò che avranno da dirvi e da dire.

Capisco che hai vostri cuori può sembrare una storia senza fine, ma in ogni tempo, gli spiriti degli elementi e le creature della terra hanno fatto di tutto pur di raggiungere la pace. E questo Lordjmur lo sa bene.

Lui vi aiuterà nel vostro cammino, il mio spirito vi guiderà e sarà la fonte della vostra sicurezza nel raggiungimento del vostro fine."

postato da: linfadoro alle ore 22:22 | Permalink | commenti (7)
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giovedì, 24 maggio 2007

"Oh Eden le tuo storie sono così belle!"- esclamò Elis, "Mi piace stare ad ascoltare."

"Ma ricordate, in ogni storia c’è un fondo di verità e quella verità vi aiuterà a salvare il mondo." Concluse Eden.

"Eden, Eden non si può fare a meno d’ascoltarti."

"Ma Spark tu hai ascoltato questa storia tante volte nella tua vita, e"

" .. E ne rimango sempre affascinato.. Solo …"

" Vedrai un giorno capirai."

"Eden ti stavo cercando"- era Sky, "lo so ma c’è ancora tempo. Lordjmur sarà inquieto, ma è da tanto che aspetto questi giorni e non ci rimane che avere pazienza."

" Spark, scopri la spalla sinistra"- il ragazzo fu esterrefatto quando vide sul suo braccio ardere una piccola lingua di fuoco.

"Credo che il vecchio saggio aspetti anche te."

Si incamminarono verso il laboratorio di Lordjmur.

"Andate disse Eden, e ditegli di non stare in pensiero, ho ancora qualcosa da fare."

Arrivarono insieme alla fine della strada che portava al laboratorio.

Eden li lasciò proseguendo verso il bosco delle foglie al vento.

"Aspettatemi arriverò presto."

I giovani continuarono sulla loro via, nel frattempo li aveva raggiunti anche Earth,

"Io non capisco cosa stia succedendo gli unici normali oggi sembrano i bambini" "A chi lo dici" - rispose Sky, "Aveste sentito Lordjmur, stamani farneticava. "Andiamo se c’è qualcosa da sapere la sapremo".

Eden arrivò al bosco delle foglie al vento si fermò ai piedi di un larice, alzò gli occhi al cielo e posò le mani sul tronco dell’albero

" O linfa vitale da qui al settimo giorno le cose che accadranno, saranno già accadute, ed io dovrò trovare la forza dentro di me, io chiedo a te padre vento e a te madre terra, a te sorella acqua e a te fratello fuoco, aiutate la mia mente a rimanere lucida e alle mie parole ad essere veritiere, al mio cuore di rimanere puro e al mio spirito di non incorrere nell’oblio, vi chiedo ancora una volta liberate la forza del mio spirito, e datele vita col vostro soffio."

A quel punto un vento soffiò dalla terra e alzò Eden fino alle cime degli alberi una luce la inondò e poi il silenzio, si ritrovò a terra ai piedi dell’albero.

"Eden, Eden cosa ti è successo, aprì gli occhi, " era Sigh " Ci aspetta Lordjmur" disse la ragazza svegliatasi come da un sogno, "Ci aspetta Lordjmur."

E si incamminarono.

"Che ore saranno. La mattinata sembra essere volata e manca ancora qualcosa, qualcosa prima del rintocco della settima ora, corriamo Sigh corriamo spero Lordjmur ci abbia lasciato il suo aiuto, senza di lui siamo perduti."

Arrivarono al villaggio il laboratorio di Lordjmur era a pochi passi.

Il cielo si fece scuro, lampi illuminavano il giorno che era diventato nero come la notte, "Presto presto"- disse Eden ed entrarono. "Ma cosa sta succedendo?"- l’orologio sul camino rintoccava il settimo rintocco delle dodici… e la giornata era solo a metà del suo corso.

"Lordjmur." – "Eden sei arrivata credo che ci siamo tutti..

"Credo di sì - disse Eden, - "Sigh, tu sei il quarto scopri il braccio sinistro" – anche lui aveva un segno simile, una voluta che girava su se stessa, -

"E’ il soffio del vento e tu sei il suo spirito."

"Lordjmur il libro?" chiese Eden -"E la sul leggio"- rispose il vecchio.

"Bene, ma prima che voi, mio buon amico, lo apriate, sarà meglio raccontare ai nostri amici l’ultima storia."

postato da: linfadoro alle ore 22:49 | Permalink | commenti
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giovedì, 24 maggio 2007

Intanto infondo alla piazza, Spark si era appoggiato e stava li intento ad ascoltare il racconto di Eden…

"Al di la della valle del nibbio, nel regno d’acqua viva vivevano le fate degli alberi, piccoli essere luminescenti, vestiti d’abiti colorati, che alla presenza degli umani diventavano grandi.

Erano felici nel loro mondo, fiori, farfalle, profumi, feste, balli, pozioni magiche; ma una notte nella fase di luna calante, quando tutto era buio, per la foresta, un’anima in pena piangeva e si fermava davanti alla fonte d’acqua viva, versandovi dentro tutte le sue lacrime.

Questa cosa andava avanti ormai da anni e anni, così, Ebenus, re delle fate, struggendosi per tanto dolore, una notte si fece trovare alla fonte, e appena la fanciulla arrivò, il re le apparve davanti chiedendole perché tutta quella disperazione,

"Oh mio re" - disse la fanciulla col viso rigato di pianto,

"Un presagio di morte, accompagna tutte le mie notti al far della luna calante, che diventa presagio di vita al far della luna crescente, ma vedo lacrime e sangue e poi vedo madri in attesa di figli che non torneranno, e figli senza una meta, avvolti dal dolore di una casa che non è dove prima era, e vedo ragazze in fiore che corrono allegre pei campi e bimbi che giocano sereni seguendo la loro natura, ma diventa ben presto tutto un oblio, quando il sole sorge, la mia mente dimentica, il dolore e la gioia.

Il re che ascoltava commosso la triste storia della fanciulla disse:

"Io toglierò dal tuo cuore tutti questi presagi, se tu domani al calar della sera, porterai qui al mio cospetto, presso la fonte, un chicco di grano e un nastro di cuoio."

L’indomani la giovane ancora afflitta dal suo costante dolore, si ritrovò alla sorgente.

Lì ad aspettarla, c’era non solo il re delle fate, ma anche la regina Labiatis e una delle sue figlie.

"Hai portato quello che ti ho chiesto? – "Sì" - rispose la ragazza, e gli mostrò cosa stringeva in mano,

"Bene ora prendi il chicco di grano e interralo ai piedi della sorgente, poi versa con le tue mani un po’ d’acqua, cingi ora il capo di mia figlia con il nastro di cuoio, e di queste parole insieme a me

"O fonte che dai la vita alle piante,

o acqua che doni il ristoro alle bestie,

ascolta il mio canto di dolore,

e tramutalo in gocce d’amore."

A quel punto la giovane figlia del re, si avvicinò alla fanciulla e dopo averla lungamente guardata negli occhi, scaturì da lei una luce accecante, questa si riversò nella fonte e da lì verso il cielo si staccarono tante piccole lacrime, che raggiunta la volta celeste ne illuminarono il buio. Erano nate le stelle.

La fanciulla fu pervasa da nuova vita, ma tutta la sua gioia era scaturita dal sacrificio di Linfadoro la giovane figlia del re che era svanita avvolta in una fiamma.

"Oh sire vostra figlia si è sacrificata per me…"

"No non essere triste, lei rinascerà da quel piccolo chicco di grano e sarà frutto della terra e luce per i giorni che verranno"

"Va ora e racconta la tua storia, con essa il mondo conoscerà il futuro."

La giovane si allontanò dal regno d’acqua viva, dal bosco e il re con la regina delle fate in un battito d’ali svanirono nel nulla.

"Bimbi ora potete aprire gli occhi."

postato da: linfadoro alle ore 22:40 | Permalink | commenti
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mercoledì, 23 maggio 2007

La vecchia pendola sul camino segnava le dieci e la giornata stava iniziando ad assumere una realtà temibile e paurosa, destinata ad un crescendo d’eventi.

Al decimo rintocco si senti bussare alla porta, era Earth, anche lui aveva avuto uno strano presentimento:

"Lordjmur, ero vicino alla valle del nibbio quando uno stormo d’uccelli si è alzato in volo e con un frenetico battito d’ali è partito in picchiata, fino a raggiungere terra, quasi a schiantarsi, per poi ripartire in volo e ripiombare giù, per sette volte, alla fine esausti, si sono fermati, e la terra li ha inghiottiti". Lordjmur ascoltava e guardava fisso negli occhi il ragazzo che raccontando eventi che sembravano privi di logica, concluse:

"E poi questo.."

Scoprì anche lui il braccio sinistro.

C’era anche lì un segno una piccola foglia scarlatta e viva come la rugiada che posandosi sull’acero diventa rossa.

"Earth devi trovare Eden e Sky dovrebbero essere già qui, lui la stava cercando vi voglio tutti qui al più presto, prima che il giorno finisca".

Lordjmur si chiedeva cosa mai ancora sarebbe potuto accadere e se gli eventi avrebbero seguito il ritmo frenetico con cui erano iniziati, la storia si ripeteva ancora una volta, ma cosa era successo, perché mai i tempi andati stavano ritornando, nella sua mente si addensavano pensieri su pensieri, e tutti riconducevano ad una sola persona, Eden.

Sky nel frattempo in cerca della ragazza, si era imbattuto in Garnia, che gli aveva raccontato quello che avevano vissuto nel bosco delle foglie al vento.

Il giovane non riusciva a capire, ma allo stesso tempo dentro di sé cercava una spiegazione, era il buio più totale:

"Lordjmur mi ha detto di cercare Eden, tu sai dove potrebbe essere?"

"Al nostro ritorno mio nipote Eledar, mi ha raccontato d’averla vista stamani, hanno avuto un piccolo scambio di parole con Eric mentre giocavano, e Eden ha ricordato loro della riunione intorno al fuoco".

Il giovane si chiedeva dove poterla trovare.

La vecchia gli suggerì di fare il giro del villaggio, magari l’avrebbe vista parlare con i bimbi che giocavano vicino alla fonte incantata."

"Ma aspetta"- disse Garnia prima di lasciarlo andare -"Assaggia la mia marmellata di mirtilli selvatici, Cedrich afferma che è una delizia per il palato". "Magari un’altra volta" rispose il giovane "ora devo andare".

E si allontanò in tutta fretta.

Quando Garnia rientrò in casa Cedrich era seduto davanti al fuoco.

Era intento ad intagliare col suo coltellino un piccolo cerbiatto su un pezzo di legno:

"Qualcosa sta succedendo e sì me lo sento nelle ossa sta succedendo qualcosa". "Zitto marito sono solo fantasie suggerite dalla tua mente di vecchio, non sta succedendo proprio niente.

Vuoi assaggiare la mia marmellata di mirtilli selvatici?"

Il vecchio si girò, guardò verso Garnia, la vide intenta ad impastare il suo pane, e ritornò a guardare verso il fuoco, e tra sé e sé penso:

"Moglie me lo sento nelle ossa, qualcosa sta succedendo…"

Eden era seduta vicino alla fonte incantata.

Era radiosa avvolta nel fascio di luce del mattino, i suoi capelli avevano il colore del grano maturo, ed erano lunghissimi, una piccola striscia di cuoio le cingeva la fronte, era esile in viso, ma uno sguardo fiero e coraggioso, scaturiva dai suoi occhi verdi come il mare.

Era sempre felice e le sue risate risuonavano ovunque, accompagnate da quelle dei bimbi che le stavano intorno.

Di lei tutti sapevano che c’era, c’era da prima che ci fossero loro, che ci fossero i vecchi, i giovani, e tutti quelli del villaggio, c’era prima del sole al mattino, prima della luna la sera, Eden c’era da sempre, e tutti lo sapevano.

"Kira", disse Eden, "Lo sai perché le stelle brillano così luminose in cielo?"

"No Eden perché?"

"Bene vi racconterò una storia!"

A quella affermazione, tutti i bimbi che giocavano a rincorrersi e a schizzarsi intorno alla fonte, si fermarono e si strinsero tutti intorno alla giovane che disse loro:

"Sedetevi e chiudete gli occhi."

I bimbi così fecero.

postato da: linfadoro alle ore 13:42 | Permalink | commenti (2)
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martedì, 22 maggio 2007

“Bene, qui dentro è celato tutto il sapere per aiutare i ragazzi e dovrò essere loro d’aiuto prima che l’oblio mi avvolga… dovrò lasciare degli indizi prima che il vuoto mi sovrasti.

Ma prima verranno tutti a me con le loro paure e le loro domande, e li dovrò aiutare a capire ciò che accade”.

Nel frattempo, in un’altra parte del villaggio dei ragazzini giocavano a rincorrersi.

Il tempo correva sereno, come prima di qualsiasi evento:

“Eric lo dirò a Eden che non credi alle sue storie.”

“Fallo pure tanto sono un mucchio di frottole che si inventa lei per farci stare buoni, e nient’altro.”

“Brutto rospo rinsecchito allora perché stai ad ascoltarla con l’aria da bacucco sera dopo sera.”  

“Perché, perché…” intanto continuando a correre all’indietro ad un tratto fu costretto a fermarsi.

Si girò e dietro di lui c’era Eden che aveva ascoltato tutto, lo guardò col suo sguardo mite e gli disse abbassandosi:

”Attento Eric, ” e gli sfiorò il viso, “ Non aver mai paura di dire ciò che pensi.”

E continuò sulla sua strada: ” Ci vediamo stasera.”

I due ragazzini si fermarono, si guardarono in viso

“Ecco lo sapevo - fece Eric, - ora sì che sono nei guai”.

Eric lo sapeva Eden l’avrebbe convinto a raccontare una delle sue storie, e lui non era per niente bravo a ricordare. E stramazzarono a terra.

Intanto nel bosco delle foglie al vento il vecchio Cedrich, e la moglie Garnia stavano raccogliendo le foglie più belle per le decorazioni da fare la sera dei fuochi nuovi, quando il vento cambia e le fiamme bruciano inondando l’aria di profumo d’acero, di ginepro e di passiflora, quando la notte è propizia per eventi nuovi, e si ricordano le anime dei trapassati e le loro gesta.

Era una notte che aspettavano tutti al villaggio, grandi e piccoli, era una notte magica, la sua ricorrenza cadeva il 21 di Marzo, la notte dell’Equinozio di primavera, quando i venti soffiano, i fuochi ardono, e il giorno a venire avrà la stessa durata della notte trascorsa.

In quella notte magica, nascono sulla terra nuove leggende, e le anime degli spiriti, si raccolgono intorno al fuoco per raccontare di gesta lontane, è una notte rara, che diventa particolare una volta ogni settemila anni, alla settima ora del settimo giorno della settantesima settimana, del settecentesimo mese, quando uno spirito perso nell’oblio del male viene liberato a nuova vita e si ricongiunge con il bene.

Questo raccontavano gli avi.

Questo raccontava Eden nelle sue storie.

La leggenda, agli occhi dei giovani del villaggio, stava diventando realtà, ma l’unica ad esserne consapevole fino a quel giorno sembrava Eden, e Lordjmur iniziava a ricordare, tutti avrebbero ricordato, e tutti si sarebbero impegnati per quell’evento, ma i tempi, i tempi non erano ancora maturi.

“Garnia le mie ginocchia cigolano e tu lo sai quando le mie ginocchia cigolano sta per cambiare il tempo, sarà meglio tornare a casa, continueremo domani, ci sono ancora sette giorni prima della notte magica.”

La moglie lo afferrò per il braccio e si avventurarono verso casa, ma prima di arrivare alla fine del bosco un boato li fece rabbrividire, un rombo e poi il volo degli uccelli impauriti, un fuggi fuggi da scoiattoli, lepri, cerbiatti:

”Corriamo Garnia corriamo, ” e guardavano tra le fronde degli alberi ..

“Il tempo sta cambiando, gli eventi cambieranno presto”.

Arrivarono al villaggio tutto sembrava tranquillo e così era, si diressero a casa:

“Non sarà il caso di avvertire il vecchio saggio, Cedrich?”.

“Non ce ne bisogno i tempi non sono maturi, e poi vedrai, sarà lui ad avvertire noi”.

Nel silenzio del suo laboratorio Lordjmur continuava ad andare su e giù rigirandosi le mani nelle mani farfugliando parole che solo alle sue orecchie potevano essere comprensibili:

“La teoria del sette, il quadrante del tempo, il presagio dell’anima in pena, la notte dei fuochi nuovi, i giovani segnati dagli elementi, le parole vane, il cuore nero e lui, colui che mai nessuno dovrebbe conoscere il Raving, dovrò affrettarmi dovrò aiutarli, e lo dovrò fare prima di dimenticare tutto.”

Questo ripeteva tra sé e sé il vecchio Lordjmur, col timore e la certezza di colui che sapeva tutto.

E intanto scriveva qualche parola su dei fogli che lasciava cadere per terra, poi li raccoglieva cercando di sistemarli, e la sua mente ricominciava e ricordare, e l’attimo dopo dimenticava quel pensiero fuggevole avuto prima…”Devo affrettarmi, devo affrettarmi”.

postato da: Ghidara alle ore 14:27 | Permalink | commenti
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lunedì, 21 maggio 2007

"Bene, è ora di fare tesoro di questa storia e di ricordare che ciò che spesso sembra dovuto, ha bisogno invece di un piccolo sacrificio."

"Andate a dormire" disse Lordjmur alzandosi in piedi, e coprendo con un po’ di polvere il flebile fuoco che era rimasto, "Domani avranno inizio i sette giorni, prima della notte dei fuochi nuovi. Ci sarà tanto lavoro da fare."

"Eden, va anche tu a riposare, sarai stanca".

"Lordjmur, non smetterete mai di preoccuparvi per me ."

E gli posò la mano sulla spalla accompagnandolo fin sulla porta del suo laboratorio.

"Andate a dormire, domani, sarà per voi… una lunga giornata."

La fanciulla sorrise, il vecchio la guardò, la ragazza abbassò lo sguardo, timorosa di quella verità che i suoi occhi stavano celando.

Lordjmur entrò in casa si sedette vicino al fuoco, sulla vecchia e cigolante sedia a dondolo.

Accese la sua pipa con tabacco di acero e guardando la pendola sul camino che rintoccava le undici, si portò una mano alla guancia e si addormentò.

Il giorno dopo sulla porta di casa trovò Sky che stava per bussare, Lordjmur lo fece entrare; il ragazzo, trafelato e stanco, era come assente.

Il vecchio lo chiamo più volte: "Sky, Sky cosa ti succede, hai visto un fantasma? "

"No, Lordjmur, ma non riesco spiegarmi questo stato di cose, al di là della foresta nubi scure si addensano cariche di un cattivo presagio, io non capisco. E poi... questo."

Si scoprì la spalla sinistra e uno strano simbolo stava acquistando colore.

Era una goccia, luminescente e azzurra.

Lordjmur la guardò, si portò le mani al viso, si sedette come smarrito e mormorò parole confuse e senza senso per il ragazzo che lo ascoltava:

"E’ arrivato il tempo, il tempo della paura, il tempo che tutto è e niente sarà mai…"

"Lordjmur, ma cosa farneticate…"

"Devo trovare Eden! Devo trovarla."

"La cercherò io per voi." disse il giovane ed uscì.

"Bene bene" ribadì il vecchio, "intanto io cercherò il libro."

Iniziò a rovistare tra gli scaffali della sua immensa biblioteca, scartoffie iniziarono a volare, manoscritti lasciavano scivolare anni e anni di polvere. Alcuni libri caddero in terra, alla fine Lordjmur sospirò: "Eccolo".

Stringeva tra le mani un grosso libro. La copertina era sdrucita di un cuoio ormai invecchiato, con un simbolo. Una fonte in cui si versava una goccia, il simbolo della vita.

Vi era scritto, in latino,

TEMPUS EST

Si sedette sulla sedia vicino al leggio, tirò un sospiro, ne accarezzò le cuciture e lo aprì, sul frontespizio vi era scritto:

"A colui che legge le mie parole

A colui che mai dovrà mentire.

Ciò che vuoi sapere io ti dirò

Ma quello che tu conoscerai,

Ben presto scorderai."

postato da: linfadoro alle ore 19:50 | Permalink | commenti (3)
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lunedì, 21 maggio 2007

 1° capitolo

 

                  

La storia che mi accingo a raccontare non è di questi tempi, non è di quelli andati, non è di quelli a venire, è una storia sospesa tra il bene e il male tra il vero e il faceto tra ciò che è e ciò che potrebbe essere tra sogno e realtà tra i pensieri incerti e quelli fondati, tra tutto ciò che l’animo umano vorrebbe celare, ma non può fare a meno di raccontare.

Vivevano di una vita tranquilla e là nel loro mondo tutto era possibile.

Eden correva felice tra i campi fioriti e la sua gioia trapelava da ogni suo atteggiamento, da ogni suo sorriso.

I ragazzi del villaggio adoravano ascoltarla quando la sera davanti al fuoco raccontava di regni incantati d’elfi e di fate, di maghi, di streghe, d’alchimie, di pozioni, tutti erano lì fermi a sentire come la storia sarebbe iniziata e come sarebbe finita, ed alla fine tiravano un sospiro di sollievo quando la bella principessa era salvata dal principe e il dragone non era ucciso, ma liberato nel suo bosco incantato.

Il vecchio Lordjmur, il più anziano del villaggio, il vecchio saggio, lo chiamavano, sapeva tutto e di tutto e sapeva leggere negli eventi.

Era un uomo che aveva visto tante albe e tanti tramonti, tante guerre e altrettante pacificazioni, che col suo aspetto stanco e vissuto sembrava conoscere parola per parola le storie che Eden raccontava tutte le sere.

I suoi capelli bianchi scendevano arruffati sulle spalle da un cappello color porpora, le gote rosse e la barba canuta gli conferivano un aspetto calmo e bonario, il vestito lungo e le scarpe a punta lo facevano immaginare pronto, per rientrare nel libro di favole da cui era uscito un attimo prima e là, seduto intorno al fuoco ascoltava, ammiccando e sorridendo.

Lui sapeva tutto.

“Una notte di tanto tempo fa” raccontava Eden “Dal ventre della terra nacque un essere.

Aveva un viso radioso e viveva della luce del mondo, i suoi arti erano legati alla terra e le sue braccia si allungavano verso il cielo, i suoi capelli erano fronde d’albero, e le sue membra umane davano ristoro a pettirossi e fringuelli.

Un giorno, un giovane, passando di lì, si sedette sotto l’albero, e si addormentò. L’albero vi adagiò sopra le sue fronde e lo protesse dal vento.

Al suo risveglio il giovane trovò accanto a se una fanciulla che lo guardava, e le chiese “Chi sei?”

Ella rispose “Sono lo spirito dell’albero sotto cui ti sei addormentato, ho protetto il tuo sonno dal vento, e tu hai offerto a me la tua compagnia, come posso ringraziarti?”

Il giovane rimase attonito “Tu ringraziare me, sono io che devo a te qualcosa per la cura che hai avuto nei miei confronti, chiedimi ciò che vuoi, se sarà in mio potere, te lo darò”.

La giovane guardò verso il cielo e disse: ” Mi basta che tutte le volte che vieni nel bosco, ti fermi sotto le mie fronde, io potrò gioire della tua presenza e non mi sentirò sola.”

“Bene mia dolce fanciulla, farò quello che mi chiedi, ma dimmi, qual è il tuo nome?”

“Io sono Larua, figlia dell’alloro, e vivo di vento e di pioggia mi nutro della terra e temo il fuoco.”

Il giovane annui, “Il mio nome è Periandro.” e s’incamminò.

Ma quando fece per voltarsi, la giovane era sparita.

Da lì, a qualche giorno, ritornò spesso a riposare sotto le fronde di quell’albero, e tutte le volte al suo risveglio trovava Larua, che lo proteggeva dal vento.

“Ritornerò ancora domani e domani ancora e poi ancora, il mio cuore non può più fare a meno del tuo sorriso, del suono delle tue parole, del tuo viso” diceva queste parole, mentre andava via, e quando si girava per guardare indietro la fanciulla non c’era più.

Tuttavia vi furono giorni di guerra e il giovane non poté andare nel bosco a trovare la sua amata, ma quando finalmente arrivò il giorno, al suo risveglio Larua non era vicino a lui a proteggerlo.

“Mia amata dove sei? Larua, dove sei?”

Il suo richiamo disperato risuonava per tutta la foresta, ma non ebbe nessuna risposta.

“Che abbia mai sognato in tutti questi giorni? Che il suo viso sia solo il frutto della mia fantasia, che la sua voce, sia stata solo il rumore del vento tra le fronde degli alberi? No non è possibile…”

Il giovane provava un grande vuoto.

Così rivolto verso l’albero incominciò a colpirlo, con le lacrime che gli rigavano il viso e che cadevano giù lungo le gote, si riversavano sulle radici dell’albero, e gridava:

“Ridammi la mia amata come posso vivere i miei giorni senza di lei, ora che è nel mio cuore”, alzò gli occhi al cielo, e vide tra le fronde il viso di colei che tanto aveva amato giorno per giorno, che gli diceva:

“Non affliggere il tuo cuore mio amato Periandro, a noi spiriti delle piante non è permesso innamorarci, perché in quel caso perdiamo la possibilità di diventare umani, e questo sarà il mio castigo”.

Il giovane sconfortato si accasciò a terra, dal suo viso sgorgavano le lacrime e il dolore cosi attanagliante le trasformò in sangue, anche queste caddero alle radici.

E stupore.

Dall’albero si aprì uno squarcio, e ne fuoriuscì una luce abbagliante che accecò il giovane, da quella luce nacque a nuova vita Larua, che col beneficio degli spiriti, era diventata reale, perché quel giovane, aveva versato per lei lacrime di sangue, e le aveva donato così la vita”. 

postato da: Ghidara alle ore 16:15 | Permalink | commenti (1)
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